Alimentazione e sport
Per parlare in modo appropriato
di alimentazione specifica e' necessario capire le richieste
metaboliche degli
atleti.
Occorre cioè stabilire le
necessita' energetiche e plastiche in rapporto alla costituzione
somatica
del'atleta ed alla sua attività.
Ogni
atleta in rapporto allo sport praticato o al ruolo ricoperto nell'
ambito dei
giochi di squadra ha un modello costituzionale di riferimento, che in
termini
semplici può esemplificarsi in un rapporto ottimale peso
statura. Il primo
approccio in rapporto al problema nutrizionale e' il seguente: il
soggetto possiede
un rapporto ottimale ovvero il suo peso e' in eccesso o in difetto
rispetto
alla sua statura ?
Sovente si usano tabelle di
riferimento che per avere un minimo di precisione devono almeno
differenziare i
parametri in rapporto allo sviluppo scheletrico oltre che naturalmente
al
sesso.
Naturalmente questi sistemi più
o meno utilizzati sono inadeguati soprattutto proprio per gli atleti,
poiché
non sono in grado di differenziare quanto di un certo
peso e' dovuto ad aumento del tessuto adiposo
quanto al tessuto muscolare.
Il metodo più preciso per
conoscere la composizione corporea e cioè il peso del corpo
magro e del tessuto
adiposo e' quello sensitometrico (DEXA) o densimetrico (pesata
idrostatica).
E' pero' possibile ricorrere
più semplicemente alla plicometria, che consente una stima
sufficientemente
precisa della densità corporea partendo dalla misura dello
spessore del tessuto
cutaneo e sottocutaneo che costituisce una plica, partendo dal
presupposto che
il grasso sottocutaneo rappresenti una percentuale costante di tutto il
grasso
corporeo.
Nota la densità corporea
partendo dalla considerazione che la densità del corpo magro
e' circa 1.1 e la densità
del tessuto adiposo 0.9 e'
possibile
calcolare la percentuale di tessuto adiposo con la formula seguente %
TA=((4.57/D)-4.142)*100 dove D e' la densità corporea.
Moltiplicando per il
peso corporeo e' possibile calcolare il valore in kg corrispondente e
conoscere
quindi il peso in kg del corpo magro (PM). Stabilita la percentuale
ottimale di
tessuto adiposo in rapporto allo sport scelto sarà possibile
calcolare il peso
ideale del soggetto P ott.=PM/(1-TA) ove TA e' il tessuto adiposo
riferito a 1.
Con questa tecnica è inoltre possibile verificare se un
aumento di peso totale
è determinato un aumento di grasso o di muscoli e le
rispettive entità.
In
generale il dispendio
energetico potra' essere cosi' calcolato:
determinazione del
metabolismo basale giornaliero:
maschi
15.3xPeso in kg+679
femmine
14.7xpeso in kg+496
es. per 75 kg di peso
corporeo MB=1826 kcal/die pari a 79.3 kcal/h (ricordiamo che una
kcal=4.186 kJ)
In rapporto all'attivita'
occupazionale svolta il dispendio potra' essere considerato pari a:
maschi
femmine
lavoro leggero
1.7 x MB
1.7 x MB
lavoro medio
2.7 x MB
2.2 x MB
lavoro pesante
3.8 x MB
2.8 x MB
Esempio per sportivo con dispendio medio di 500 Kcal per ora di sport
| attività |
ore |
dispendio |
| a letto 1.0x MB |
8 |
640 |
| lavoro medio 2,7x MB |
6 |
1280 |
| Attività sportiva |
2 |
1000 |
| tempo rimanente |
8 |
890 |
| TOTALE |
|
3885 |
.
Se a questo soggetto
ipotetico vengono somministrate 3885 kcal/die in alimenti non si
ottiene un
bilancio in pareggio. E' necessario tener conto che per il metabolismo
dei
nutrienti l'organismo consuma una certa energia detta azione dinamica
specifica
degli alimenti. Questa varia in funzione del diverso tipo di sostanze e
vale
per i lipidi il 2-4 %, per i glicidi il 5-10 % e per i protidi il 28-30
%,
pertanto si puo' ritenere che mediamente corrisponda a circa il 10%.
Quindi le
calorie da somministrare con il cibo per ottenere un equilibrio
energetico
corrisponderebbero, nell'esempio citato, a circa 4300 kcal al giorno.
Queste
calorie non devono
essere pero' somministrate a caso, ma devono tenere presente delle
esigenze
metaboliche in rapporto alle varie sorgenti energetiche che l'organismo
puo'
utilizzare. Ricordiamo che ai fini pratici dei calcoli energetici
vengono
considerati i seguenti equivalenti calorici:
glicidi 4 kcal per grammo
protidi 4 "
lipidi
9
"
Una
dieta per atleti
dovrebbe contenere i tre elementi principali in modo che forniscano
proporzionalmente all'apporto calorico le seguenti proporzioni:
glicidi 55 %, protidi 15 %, grassi 30 %
I glicidi
I glicidi si dividono in
semplici o a rapido assorbimento ed in complessi o a lento
assorbimento. I
glicidi semplici sono costituiti dai monosaccaridi (glucosio,
fruttosio) e dai
disaccaridi (zucchero comune o saccarosio= glucosio+fruttosio,
lattosio=
glucosio+galattosio) e sono in genere dei dolcificanti. I glicidi
complessi
sono costituiti dall amido, dal glicogeno e dalla cellulosa.
Quest'ultima non
e' digeribile dall'uomo e costituisce la cosi' detta fibra. Questa e'
genericamente importante nella dieta per migliorare la funzionalita'
intestinale e prevenire patologie specifiche ed in particolare forme
tumorali.
Gli altri glicidi vengono invece scissi dagli enzimi digestivi ed
assorbiti.
L'assorbimento e' rapido per gli zuccheri e piu' lento e progressivo
per
l'amido che viene progressivamnete scisso nelle molecole di glucosio
che lo
compongono. Quindi la concentrazione ematica di glucosio aumenta
rapidamente
nel caso dei glicidi semplici e stimola la secrezione di elevati
livelli di
insulina. Questo oltre a sovraccarica il lavoro del pancreas che
produce
appunto insulina determina una brusca caduta dei valori della glicemia
come
risposta al picco di insulina. L'insulina favorisce infatti il
passaggio del
glucosio dal sangue nelle cellule specie epatiche e muscolari. In
questa sede
il glucosio viene trasformato in glicogeno ovvero, oltre un certo
valore, in acidi
grassi, che finiscono poi nelle cellule adipose. I glicidi complessi,
assorbiti
più lentamente, determinano livelli minori di insulina ed un
metabolismo piu'
lungo e piu' lento. Ad esempio dopo esercizio fisico con deplezione di
glicogeno le riserve vengono ricostituite meglio e in modo
più completo se se
somministra amido rispetto allo zucchero. Nel caso sia necessario
fornire
rapidamente glucosio perché le riserve si stanno esaurendo,
e' preferibile
somministrare fruttosio rispetto a glucosio o saccarosio. Il fruttosio
viene
assorbito più lentamente inoltre finisce dapprima nel fegato
dove viene
fosforilato (cioè trasformato in fruttosio-1-fosfato) per
diventare poi
glucosio. Questo fa si che la secrezione di insulina sia ridotta per
cui i
livelli di glicemia si mantengono più costanti
più a lungo. Il fruttosio pero'
oltre a richieder energia immediata per essere fosforilato tende ad
aumentare i
livelli ematici di acido urico. Questo può depositarsi nei
muscoli e nelle
articolazioni sotto forma di cristalli che determinano la comparsa di
dolore e
infiammazione. La somministrazione di fruttosio deve quindi essere
controllata.
In caso di regime ipocalorico o di attività intensa e'
consigliabile la
somministrazione di 25-30 g di fruttosio 30 min prima dell'allenamento
da
ripetersi ogni 30-45 min.
Se escludiamo questa quantità
per l'esercizio fisico, i glicidi semplici non dovrebbero rappresentare
più del
10 % della quantità totale di glicidi assunti con
l'alimentazione.
Indice Glicemico
L’indice glicemico di un alimento indica la velocità con cui
si alza la glicemia, dopo averlo assunto, rispetto al glucosio o al pane
bianco, a parità di quantità di carboidrati. Gli indici glicemici ottenuti nei
confronti del pane bianco possono essere trasformati in valori rispetto al
glucosio moltiplicandoli per 1,37. Si considerano alimenti a basso indice
glicemico alimenti con valori inferiori a 55 ed ad alto con valore superiore a
70. Gli alimenti con indice glicemico medio hanno valori compresi fra 55 e 70.
Un alimento con indice glicemico di 50, significa che la sua assunzione
determina un aumento della glicemia ad una velocità che è la metà rispetto
all’assunzione della medesima quantità di carboidrati sotto forma di solo
glucosio. Più è basso l’indice glicemico di quell’alimento quindi, minore sarà
la sua influenza sulla glicemia. La glicemia è la quantità di glucosio presente
nel sangue, valore che il nostro organismo controlla e mantiene il più stabile
possibile grazie all’insulina. Quando la glicemia sale, il nostro organismo,
tramite il pancreas, produce l’insulina che riporta la glicemia nella
normalità. L’insulina pur dipendendo dalla sola glicemia, interviene anche nel
metabolismo dei grassi e delle proteine favorendone la loro sintesi ed accumulo. Motivo per cui si
considerano molto importanti le sue variazioni per il controllo del peso
corporeo e di molti fattori rischio, oltre all’obesità, le dislipidemie, il
diabete.
Una prima classificazione dei carboidrati, li divideva in
semplici e complessi, ed il consiglio era quello di assumere con
l’alimentazione soprattutto carboidrati complessi. Ma considerando l’indice
glicemico dei vari alimenti questa distinzione risulta, anche se comunque
valida, semplicistica. Zuccheri semplici come il fruttosio hanno un indice
glicemico molto basso e carboidrati complessi, come ad esempio le patate,
possono avere indici glicemici alti rispetto ad altri alimenti considerati
similari. Considerare solo l’indice glicemico tuttavia non è sufficiente.
Bisogna anche tenere conto della quantità di carboidrati contenuti in
quell’alimento. Ovvio che assumere una piccola quantità di un alimento con alto
indice glicemico può influire meno sulla glicemia che una grande quantità di un
alimento a basso indice. Stiamo parlando del carico glicemico, dato dal
prodotto della quantità di carboidrati ingeriti contenuti in un dato alimento
per il suo indice glicemico. Per esempio 10 g di glucosio, indice glicemico 100
equivalgono ad un carico glicemico pari a 1000, esattamente uguale
all’assunzione di 20 g di carboidrati contenuti in un alimento con indice
glicemico pari a 50.
Gli alimenti, hanno differenti indici glicemici perché non è
uguale la velocità con cui il glucosio in essi contenuti viene assorbito e che quindi
compare nel sangue. Sono molteplici i fattori che intervengono nel determinare
l’indice glicemico di un alimento. Ad esempio per quanto il riso e le patate le
variazioni sono notevoli a seconda della qualità, così come per il pane e la
pasta. Entrano poi in gioco la cottura, la maturazione per quanto riguarda
frutta e verdura, i procedimenti di fabbricazione. Andando oltre, l’indice
glicemico modifica anche in funzione della composizione del pasto in cui si
assume quel determinato alimento. La presenza di fibra alimentare, proteine,
grassi riducono la risposta glicemica di quell’alimento. Ad esempio mangiare un
panino da solo ha un indice glicemico ben diverso dal mangiare il medesimo
quantitativo di pane sotto forma di pane e prosciutto o formaggio, idem se quel
panino lo assumo per accompagnare un piatto di insalata. Se prendiamo in
considerazione le patate come esempio quasi paradossale, la stessa quantità
fritta ha un indice glicemico ben inferiore rispetto a quella bollita.
Paradossale perché significherebbe che è meglio mangiare le patate fritte che
quelle bollite. Così anche il latte intero ha un indice glicemico minore
rispetto a quello scremato, ma a pari quantità il latte intero è più calorico.
L’indice glicemico degli alimenti è sicuramente un fattore
importantissimo da tenere in considerazione, ma è uno dei tanti fattori che
intervengono nella formulazione di una dieta corretta ed equilibrata, che non
deve dimenticare di fornire in primis un apporto calorico corretto e che questo
sia fornito nelle giuste proporzioni da carboidrati, proteine e grassi. Deve
inoltre tenere presente l’origine delle proteine perché da esso dipende la loro
qualità nutrizionale, così come dei grassi. Solo dopo aver garantito l’adeguato
apporto calorico, proteico, lipidico, carboidratico, di sali minerali, vitamine
ed oligoelementi sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo, nella
scelta degli alimenti è doveroso tenere conto del loro indice glicemico,
preferendo quelli a basso indice, soprattutto in funzione della composizione
del pasto di cui fanno parte.
| Alimenti
ad indice glicemico elevato |
IG |
| Birra |
110 |
| Fecola |
100 |
| Glucosio |
100 |
| Patate al forno |
95 |
| Patatine fritte |
95 |
| Carote (cotte) |
85 |
| Cereali di mais |
85 |
| Pane molto raffinato, pane in cassetta |
85 |
| Pop corn |
85 |
| Riso a cottura rapida (precotto) |
85 |
| Puré di patate |
80 |
| Anguria, melone, cocomero |
75 |
| Cialda/wafer |
75 |
| Lasagne |
75 |
| Zucca |
75 |
| Banana |
70 |
| Bibite gassate, bevande a base di cola |
70 |
| Biscotto |
70 |
| Brioche |
70 |
| Cioccolato (con zucchero) |
70 |
| Croissant |
70 |
| Dattero |
70 |
| Fetta biscottata |
70 |
| Gnocchi |
70 |
| Pane bianco |
70 |
| Patate bollite |
70 |
| Patatine, chips |
70 |
| Polenta |
70 |
| Ravioli |
70 |
| Riso comune |
70 |
| Risotto |
70 |
| Tagliatelle |
70 |
| Zucchero bianco |
70 |
| Zucchero scuro |
70 |
| Ananas (in scatola) |
65 |
| Barbabietola (cotta) |
65 |
| Cuscus, couscous |
65 |
| Fagottino al cioccolato |
65 |
| Marmellata |
65 |
| Pane di segale (30% di segale) |
65 |
| Pane integrale |
65 |
| Sorbetto |
65 |
| Uva passa, uvetta |
65 |
| Albicocche in scatola |
60 |
| Castagne |
60 |
| Farina integrale |
60 |
| Gelato alla crema |
60 |
| Maionese |
60 |
| Melone |
60 |
| Miele |
60 |
| Pane al latte |
60 |
| Pizza |
60 |
| Biscotto di pasta frolla |
55 |
| Nutella® |
55 |
| Pesca (in scatola) |
55 |
| Spaghetti ben cotti |
55 |
| Alimenti
ad indice glicemico medio |
IG |
| Ananas,
succo di (senza zucchero) |
50 |
| Barretta energetica ai cereali (senza zucchero) |
50 |
| Kiwi |
50 |
| Pasta di grano duro |
50 |
| Pasta integrale |
50 |
| Riso integrale |
50 |
| Succo di mela |
50 |
| Ananas (frutto fresco) |
45 |
| Banana |
45 |
| Cuscus integrale |
45 |
| Farina di farro (integrale) |
45 |
| Orzo |
45 |
| Piselli (scatola) |
45 |
| Salsa di pomodoro, passata di pomodoro |
45 |
| Succo d'arancia (senza zucchero) |
45 |
| Succo di pompelmo (senza zucchero) |
45 |
| Uva |
45 |
| Albicocca secca |
40 |
| Fagioli (in scatola) |
40 |
| Fico secco |
40 |
| Fiocchi d'avena |
40 |
| Lattosio |
40 |
| Pane azzimo (farina integrale) |
40 |
| Pasta integrale |
40 |
| Prugne secche |
40 |
| Spaghetti al dente (cottura 5 min.) |
40 |
| Alimenti
ad indice glicemico basso |
IG |
| Arancia |
35 |
| Fagioli |
35 |
| Yogurt |
35 |
| Mele |
35 |
| Pesche |
35 |
| Piselli (freschi) |
35 |
| Prugne |
35 |
| Salsa di pomodoro, passata di pomodoro |
35 |
| Albicocche |
30 |
| Carote (crude) |
30 |
| Ceci |
30 |
| Fagiolini |
30 |
| Formaggio fresco, ricotta |
30 |
| Latte di soia |
30 |
| Latte |
30 |
| Lenticchie |
30 |
| Mandarino, clementina |
30 |
| Pere |
30 |
| Pomodori |
30 |
| Pompelmo |
30 |
| Ciliegie |
25 |
| Cioccolato fondente (>70% cacao) |
25 |
| Fragole |
25 |
| Piselli secchi |
25 |
| Carciofo |
20 |
| Cioccolato fondente (>85% cacao) |
20 |
| Fruttosio |
20 |
| Melanzana |
20 |
| Arachide |
15 |
| Asparagi |
15 |
| Bietola |
15 |
| Broccoli |
15 |
| Cavolfiore, cavolini di Bruxelles, cavoli |
15 |
| Cetriolo, cetrioli sottaceto, sottaceti |
15 |
| Cipolla |
15 |
| Crauti |
15 |
| Fagiolini |
15 |
| Finocchio |
15 |
| Funghi, champignon |
15 |
| Insalata (lattuga, scarola, riccia, valeriana, ecc...) |
15 |
| Nocciole, noci, mandorle, pistacchi |
15 |
| Oliva |
15 |
| Peperoncino |
15 |
| Peperoni |
15 |
| Pesto |
15 |
| Porri |
15 |
| Ravanello |
15 |
| Sedano, gambo |
15 |
| Soia |
15 |
| Spinaci |
15 |
| Zucchine |
15 |
| Aceto |
5 |
| Crostacei (astice, granchio, aragosta) |
5 |
I protidi.
Le proteine hanno una
funzione, oltre che energetica, plastica, cioe' costituiscono le nuove
strutture dell'organismo o rinnovano quelle che devono essere
ricostituite
regolarmente come cheratina, proteine muscolari, enzimi, ormoni. Da
questo
punto di vista sono particolarmente importanti in coloro che lavorano
con pesi
in particolare quando vogliono aumentare la massa muscolare.
Se consideriamo di
somministrare con la dieta 100 g di proteine e analizziamo il
metabolismo
proteico nel suo complesso, potremo osservare come la
quantità di globale di
materiale proteico utilizzato (o come si dice con termine di
derivazione
anglosassone il turnover proteico) corrisponde a 250 g circa. Questo ci
suggerisce come una parte di proteine derivi dalle riserve, molto
scarse, e
dalle strutture organiche che subiscono un continuo rimaneggiamento. Se
il
bilancio dell'azoto e' in equilibrio, come normalmente succede,
cioè se la quantità
somministrata e' uguale alla quantità persa con l'urina, il
sudore e le feci,
dobbiamo dedurre che gli elementi che derivano dal catabolismo
cioè dalla
distruzione delle proteine delle strutture del corpo vengono utilizzati
per
sintetizzare (anabolismo) altre proteine ed eventualmente proprio le
stesse che
sono state decomposte. Gli elementi che aggregandosi insieme, come
tanti
mattoni, formano le strutture proteiche sono gli aminoacidi,
caratterizzati
dalla presenza di almeno un atomo di azoto. Leggendo il messaggio
contenuto
nelle catene di RNA messaggero i ribosomi sono in grado di formare le
catene
proteiche, unendo progressivamente gli aminoacidi previsti nell'ordine
esatto.
Gli aminoacidi per poter essere attaccati alla catena devono trovarsi
uniti
all'apposito RNA transfer. Quindi affinche' si verifichi la sintesi
proteica oltre
agli enzimi e agli
attivatori ormonali
e' necessaria la presenza del tRNA e dell'aminoacido richiesti. E'
possibile la
presenza di abbondanza di aminoacidi, ma se manca anche uno solo ma
necessario
la sintesi e' bloccata. Per la sintesi proteica sono necessari una
ventina di
aminoacidi di cui otto sono detti essenziali poiche' l'organismo li
deve trarre
dall'alimentazione, mentre gli altri possono essere ottenuti dalla
trasformazione di altri o di altre sostanze.
| Aminoacidi essenziali: |
fabbisogno g/die |
| Valina |
1.6-3.0 |
| Leucina |
2.4-3.0 |
| Isoleucina |
1.4 |
| Teonina |
1.0 |
| Lisina |
1.6-2.2 |
| Fenilalanina |
2.2 |
| Metionina |
2.2 |
| Triptofano |
0.5 |
Altri: glicina , alanina, serina , ac. aspartico, ac. glutamico, ornitina, arginina, istidina, tirosina, cisteina, prolina,
idrossiprolina
In rapporto al contenuto in
aminoacidi si definisce il valore biologico di una proteina. Le
proteina ad
alto valore biologico sono quelle che contengono tutti gli aminoacidi
ed in
particolare gli aminoacidi essenziali. Viceversa si definiscono a basso
valore
biologico quelle proteine che mancano di un aminoacido o contengono
bassi
livelli di aminoacidi essenziali, aminoacido limitante
Valore biologico delle
proteine in alcuni alimenti:
| Uovo |
93.7 |
Soja |
72.8 |
| Latte |
84.5 |
Ceci secchi |
68.0 |
| Albume d'uovo |
83.0 |
Piselli verdi |
65.2 |
| Pesce |
76.0 |
Riso |
64.0 |
| Bue, pollo |
74.3 |
Fagioli secchi |
58.0 |
| Maiale |
74.0 |
Farina |
52.0 |
Questi dati ci spiegano
l'uso esasperato che alcuni culturisti fanno di uova o albumi d'uova,
per
evitare eccesso di grassi e colesterolo (100 g di tuorlo contengono
1250 mg di
colesterolo). I
primi tre degli
aminoacidi essenziali elencati sopra hanno una costruzione molecolare
particolare per cui sono chiamati aminoacidi a catena ramificati.
Questa
struttura determina alcune caratteristiche particolari. Infatti mentre
tutti
gli altri aminoacidi vengono deaminati nel fegato, i ramificati vengono
metabolizzati in altri organi ad in particolare nei muscoli. Dopo
essere stati
deaminati possono essere ossidati e fornire energia. Possono fornire in
questo
modo circa il 5-12 % dell'energia necessaria ed il loro intervento
è tanto più
accentuato quanto minori sono le riserve di glicogeno. Inoltre sempre a
livello
muscolare gli aminoacidi ramificati possono reagendo con piruvato
formare
alanina che viene liberata in circolo, trasportata al fegato dove viene
deaminata formando urea ma soprattutto glucosio (gluconeogenesi), che puo'
essere usato come sorgente energetica immediata o essere depositato
come
glicogeno. Inoltre gli aminoacidi ramificati vengono utilizzati per la
sintesi
proteica.
Questi aminoacidi arrivano
dall'alimentazione oppure sono ricavati dalla demolizione di proteine
strutturali. Un apporto sufficiente sembra quindi importante per
preservare le
strutture gia' formate. L'allenamento con pesi, se intenso e protratto,
determina un aumento dell'escrezione di 3-metilistidina sia durante
l'esercizio
che nel recupero successivo sino a 48 ore. La 3-metilistidina deriva
per il 75%
dai muscoli a indicare una degradazione delle proteine contrattili.
Durante
l'esercizio di qualsiasi entita' si verifica una inibizione della
sintesi
proteica mentre l'eventuale accentuazione del catabolismo dipende dalle
condizioni di alimentazione. Se l'alimentazione e' corretta il
catabolismo
sara' minimo. Nel periodo post-esercizio si evidenzia un aumento
dell'intensita' della sintesi proteica, come evidenziato dalla
ritenzione di
azoto, dall'aumentata incorporazione di aminoacidi nelle proteine
muscolari e
dall'aumento del contenuto proteico. In rapporto alla durata e
intensita'
dell'esercizio la sintesi proteica sara' ancora accentuata a 5, 12, 24
e
perfino 48 ore. Gli aminoacidi ramificati ed in particolare la leucina
sembrano
possedere la capacita', mantenendo elevati livelli plasmatici, di
stimolare la
sintesi delle proteine plasmatiche e di inibirne la degradazione. Tuttavia permangono pareri
discordi fra i vari studiosi circa l'apporto ottimale di proteine degli
atleti
che lavorano con pesi. Gli studi sono basati sul bilancio dell'azoto.
Qualora
risultasse negativo indicherebbe un apporto insufficiente di proteine.
In
rapporto a questi risultati alcuni affermano che nel lavoro con pesi un
apporto
leggermente superiore alla norma e pari a 0.85 g di proteine per kg di
peso sia
sufficiente per mantenere un bilancio in equilibrio. Altri pero' hanno
evidenziato un bilancio negativo anche con 1.98 g per kg. In rapporto a
questi
dati, all'esperienza comune della maggior parte dei body-buiders, ai
valori
indicati per ragazzi in accrescimento, all'utilizzazione energetica e
plastica
accentuata e proporzionale alla massa muscolare attiva il valore di
sicurezza
dell'apporto proteico in soggetti che si allenano con pesi e' di 2-2.5
g per kg
di peso corporeo. D'altra parte se consideriamo l'ipotetico soggetto di
cui
abbiamo calcolato l'apporto calorico possiamo osservare che il 15%
delle 4300
kcal previste sono 645 kcal, che dovrebbero provenire dai protidi
secondo lo
schema generale proposto per atleti. Queste corrispondono a 161 g di
proteine
che per un soggetto di 75 kg rappresentano 2.14 g per kg di peso.
Alcuni
sostengono che per atleti di potenza che lavorano con pesi sarebbe piu'
appropriata una percentuale calorica di proteine pari al 20%. In questo
caso il
calcolo sul nostro soggetto ipotetico fornirebbe un valore di 2.86 g
per kg.
Questi valori sembrerebbero indicare un limite superiore da non
superare,
poiche' un eccesso di proteine oltre a non essere utile all'organismo,
a
rappresentare un costo in termini economici, e' un carico di lavoro per
fegato
e reni. Infatti gli aminoacidi in eccesso non possono essere depositati
come
riserva e devono essere metabolizzati con formazione di prodotti
tossici, come
l'ammoniaca, che deve essere trasformata in urea ed eliminata
dall'organismo.
Alcuni aminoacidi possono se somministrati in dosi eccessive essere di
per se
stessi tossici come il triptofano, la fenilalanina e la tirosina,
l'istidina e
la metionina. Quindi
piu' che ad un
aumento casuale delle proteine somministrate e' bene controllarne un
apporto
equilibrato che privilegi gli aminoacidi ramificati. Tra l'altro questi
ultimi
riducono la tossicità da triptofano libero, che aumenta
nell'esercizio intenso,
limitandone il trasporto a livello emato-encefalico.
Se consideriamo un alimento ottimale per la
crescita come il latte possiamo osservare come gli aminoacidi
ramificati
rappresentino il 45% degli aminoacidi essenziali e questi il 50% degli
aminoacidi totali. Pertanto i ramificati dovrebbero rappresentare il
22% degli
amino acidi somministrati e cioe' 36 g dei 160 necessari. Gli alimenti
ne
contengono una certa percentuale 18% delle proteine totali la carne e
14% il
pane e la pasta, sempre riferito alla quantita' totale di proteine. Un
integrazione ottimale potrebbe essere attorno al 5-10% della quantita'
di
proteine e cioe' da 8 a 15 g al giorno per un soggetto di 75 kg, da
somministrare meta' ½-1 ora prima dell'allenamento e meta'
entro 1 ora dal
termine.
Le proteine devono essere
privilegiate nella dieta dell'atleta che lavora con pesi. In caso di
dieta
ipocalorica per perdere tessuto adiposo e' il primo elemento da cui
partire e
da preservare nella quantita' di 2 g per kg di peso. In questo caso
l'apporto
calorico puo' essere superiore al 20% del globale. E' bene che siano
ricavate
da molti alimenti diversi facendo solo attenzione che molti cibi ricchi
di
proteine lo sono anche di grasso, specie di origine animale. La carne
magra di
bue contiene ad esempio il 5% di grasso, il formaggio attorno al 30%,
il latte
il 3.7%. Il latte scremato solo il 0.8% contro il 3.4% di proteine.
Quindi un
litro di latte magro puo' fornire 34 g di proteine a costo contenuto.
Quando
gli alimenti proteici non sono graditi al soggetto nelle
quantità necessarie può
essere presa in considerazione la somministrazione di integratori a
base di
proteine. E' importante che la miscela rispetti le proporzioni fra i
vari
aminoacidi. A questo scopo la somministrazione di solo pochi aminoacidi
risulta
inutile.
I lipidi
I lipidi oltre a funzioni
energetiche e di isolamento costituiscono le membrane cellulari e
veicolano le
vitamine liposolubili. Alcuni di questi presentano fra gli atomi di
carbonio
doppi legami e vengono per questo definiti mono o poliinsaturi. Gli
acidi
grassi poliinsaturi linoleico e linolenico non possono essere
sintetizzati
dall'organismo e devono essere introdotti con l'alimentazione. Gli
acidi grassi
poliinsaturi dovrebbero rappresentare il 2-6% dell'energia totale
giornaliera e
sono contenuti in particolare negli oli vegetali di mais, girasole e in
quantità
minore nell'olio di oliva. I grassi di origine vegetale dovrebbero
corrispondere a circa i 2/3 dei lipidi totali somministrati.
Le vitamine
Diverse
vitamine hanno un ruolo importante nel
metabolismo energetico e plastico del muscolo che lavora intensamente.
La
vitamina B1 (tiamina) interviene nel metabolismo dei glicidi per
decarbossilare
il piruvato. E' contenuta in particolare nel fegato di maiale, in
quantità
minori nei piselli e fagioli.
La vitamina B2 (riboflavina)
e la vitamina PP (niacina) rivestono importanza fondamentale in tutte
le
reazione che comportano processi ossidativi. La B2 e' contenuta nel
fegato, nel
rene e nell'uovo in dosi elevate, mentre la PP oltre che nel fegato e'
presente
in quantità rilevante nella carne, salame, farina di
frumento integrale e
pesce.
La vitamina B6 (piridossina)
partecipa alle reazioni di transaminazione di proteine ed aminoacidi e
nella
trasformazione di glicogeno in glucosio. E' contenuta in dosi elevate
nel
lievito, nella lattuga, nei limoni, noci e germi di grano.
La vitamina B12
(cianocobalamina) svolge un importante ruolo antianemico ma stimola
anche
l'anabolismo proteico attraverso processi di metilazione e favorisce il
metabolismo glicidico. Ne sono ricchi il fegato di vitello, le
ostriche, il
rene, il salmone e la carne in genere.
La vitamina B5 (acido pantotenico) partecipa alle
molte reazioni di
trasferimento di gruppi acile sia a fini energetici e plastici. E' una
vitamina
molto diffusa presente in particolare nella pappa reale, fegato di bue,
uovo.
La vitamina E ( -tocoferolo)
agisce come antiossidante contro i radicali liberi dell'ossigeno, che
danneggiano le membrane cellulari e che sono prodotti dall'attivita'
muscolare
intensa. E' presente in dosi rilevanti nei gemi di grano, piselli, olio
di
arachidi, insalata. La vitamina C (acido ascorbico) e' essenziale nei
processi
di ossido-riduzione nella sintesi di collageno, di catecolamine e nel
metabolismo di steroidi e lipidi. Elevate quantità si
trovano nel ribes,
peperoni, broccoli, verze, spinaci, cavoli, aranci, limoni, pomodori.
Le dosi raccomandate fanno
riferimento ad una popolazione normale. Ma oltre che corretti in
rapporto alla variabilità'
interindividuale e alla biodisponibilità questi introiti
dovrebbero tener conto
dell'esercizio fisico. Sebbene per vit. B1, B2 e PP si forniscano
attualmente
valori in funzione della spesa energetica non vi sono dati per atleti
sottoposti ad allenamento intenso. Così ci troviamo da una
parte alcuni
studiosi che in funzione degli esperimenti condotti negano che gli
atleti
necessitino di dosi superiori di vitamine, dall'altra coloro che
sostengono la necessità
di supplementi vitaminici o ancora alcuni atleti che ne ingurgitano
megadosi.
Gli esperimenti disponibili in letteratura in realtà negano
in soggetti ben
nutriti un effetto adiuvante di un supplemento vitaminico sulle
prestazioni.
alcuni affermano però che il supplemento di una singola
vitamina non può
migliorare la risposta metabolica e che solo un apporto bilanciato di
vitamine
e sali minerali può utilmente aiutare l'atleta ad ottenere
risultati migliori
dall'allenamento. Inoltre piccole differenze
possono non essere significative dal punto di vista
statistico nel
contesto di una ricerca ma possono rappresentare per il singolo
soggetto quel
poco di più che permette di vincere una gara. Negli atleti
con un elevato
apporto energetico probabilmente l'apporto vitaminico e' superiore ai
valori di
riferimento, ma negli atleti che per controllare il proprio peso
riducono
l'apporto calorico e' necessaria una giusta integrazione. D'altra parte
il modo
moderno di trattare la frutta e la verdura, i processi di cottura,
determinano
un ampia variabilità del contenuto vitaminico rispetto agli
standard delle
tabelle. Ad esempio 100 g di arancia secondo i valori tabellari
dovrebbero
contenere 100mg di vit. C. Ma a seconda della maturazione e della
conservazione
i valori reali possono andare da presenza di tracce a 116 mg. 100 g di
pomodori
possono contenere da 640 a 3020 mg di vit. A e 100 g di farina
integrale da 0.8
a 9.8 mg di vit. E. Questo fatto ci suggerisce l'utilita' di assumere
sistematicamente dosi supplementari di vitamine per assicurare un
apporto
ottimale.
|
s.normali |
atleti |
| vitamina A |
750 mcgRE |
1000-10000 |
| B1 |
1.5 mg |
5-10 |
| B2 |
2.5 |
10-20 |
|
PP |
20 |
30-50 |
| B5 |
10 |
20-30 |
|
B6 |
4 |
15-30 |
|
B8 |
5 |
10-20 |
|
B9 |
10-15 |
15-40 |
| B12 |
2-5 |
10-20 |
| C |
75-100 |
150-300 |
| D |
400 U.I. |
400 |
| E |
10-30 |
30-50 |
| Ferro |
10-18 mg |
20-30 |
| Calcio |
0.8-1.2 g |
0.8-1.2 g |
| Magnesio |
0.3-0.4
g |
0.4-1.0 g |
| Fosforo |
0.8-1.2 g |
0.8-1.5 g |
| Rame |
0.5-2 mg |
|
| Zinco |
15 mg |
15-50 |
| Manganese |
|
10-50 |
| Iodio |
150 mcg |
100-250 mcg |
| Selenio |
|
50-150
mcg |
Molti minerali sono
importanti nella nutrizione: calcio, ferro, magnesio, fosforo,
potassio, sodio,
stronzio. Il loro deficit può influenzare la prestazione
atletica ma con
l'eccezione del ferro non esistono evidenze che la supplementazione
possa
essere benefica. Alcune evidenze sperimentali suggeriscono come
l'esercizio
fisico intenso comporti un aumento di perdita di rame, zinco e
manganese. Il
selenio risulta parte integrante dell'enzima glutatione perossidasi,
che
esercita un'azione fondamentale nel controllo dei radicali liberi di
ossigeno.
Esempio di dieta di 4300
kcal per atleti ad elevato dispendio energetico
pane integrale
300 g da distribuire fra i vari pasti
olio di oliva
45 g
"
"
colazione:
marmellata
40 g
latte scremato
300 g
fontina
20 g
prosciutto cotto
20 g
succo di frutta
125 g
prugne
200 g
spuntino:
latte scremato
300 g
pranzo:
penne al pomodoro 120 g
sogliola ai ferri 240 g
insalata e carote 60+30 g
mozzarella
50 g
creme caramel
100 g
arancia
200 g
spuntino:
latte scremato
300 g
cena:
pasta e fagioli
60+30 g
spezzatino
150 g
patate
100 g
crostata
150 g
vino rosso
130 g
arancia
200 g
questa dieta e' cosi'
composta:
| acqua (g) |
2274 |
|
| proteine (g) |
194 |
17.7 % |
| lipidi (g) |
111 |
22.8 %
anim.=36.6% veget.=63.6 |
| glicidi (g) |
671 |
59.5 % |
| amido (g) |
315 |
|
| glic. solubili |
155 |
|
| fibre
(g) |
7.5 |
|
| ferro (mg) |
18.2 |
|
| calcio |
1870 |
|
| fosforo |
2740 |
|
| tiamina |
1.90 |
|
| riboflavina |
3.21 |
|
| niacina |
22 |
|
| vit. A (mcg) |
1050 |
|
| vit. C (mg) |
210 |
|
Integratori: 15 g di
aminoacidi ramificati
2
cps di composti polivitaminici e minerali (i valori della dieta
risultano superiori agli
standard RDA ma inferiori a
quelli
consigliabili per atleti)
|