EFFETTI DELL'ATTIVITA FISICA PROGRAMMATA SULLO SVILUPPO DEL BAMBINO DAI 6 Al 10 ANNI
M Filippa - G. Carriglio
Istituto di Medicina dello Sport FMSI-CONI di Torino e della
Regione Piemonte.
La ricerca è stata realizzata con finanziamento della
Regione Piemonte e in collaborazione con il Provveditorato agli Studi
di Torino.
INTRODUZIONE
Numerosi autori, prevalentemente statunitensi e canadesi, esprimono
oggi pareri concordi sulla progressiva riduzione dell'efficienza fisica
nei bambini e nei ragazzi in accrescimento in apparente relazione con
la ridotta attività fisica svolta e più in
generale con lo stile di vita che è tipico di questo fine
millennio. In particolare studi recenti apparsi in letteratura mettono
in evidenza sia il problema della riduzione della capacità
funzionale nei bambini dei paesi economicamente avanzati, in
conseguenza di abitudini troppo sedentarie, sia l'importanza che una
corretta ed adeguata attività motoria ha sullo sviluppo
fisico e psichico nei soggetti in età evolutiva (1, 2, 3,
4). Analoghe osservazioni sono state fatte dall'Istituto di Medicina
dello Sport CONI-FMSI di Torino sulla popolazione di prima media,
presentate nella pubblicazione "Bambini a Torino" (5) e corrispondono
all'impressione di molti insegnanti di Educazione Fisica circa una
progressiva riduzione delle capacità condizionali e
coordinativi della media degli alunni. L'esperienza e le acquisizioni
maturate in oltre vent'anni di ricerca in questo campo hanno motivato
l'Istituto di Medicina dello Sport CONI-FMSI di Torino ad approfondire
le conoscenze anche nell'ambito della scuola elementare. In una ricerca
iniziata dall'lstituto sugli alunni di 8-10 anni frequentanti nell'anno
scolastico 1994-95 le classi terze, quarte e quinte elementari, estesa
successivamente anche alle prime e seconde classi (6, 7), è
emerso come l'attività fisica guidata tre ore la settimana
abbia determinato un miglioramento di molte prestazioni motorie (forza
muscolare degli arti superiori e inferiori, salto in alto e in lungo da
fermo, agilità e destrezza). Incrementi simili a quelli
rilevati sono stati evidenziati nei bambini solo con allenamenti
specifici di elevata intensità e volume (31). Questo fa
pensare che le prestazioni iniziali cioè la preparazione
fisica dei bambini fosse scarsa, relativamente alle loro
potenzialità. Infatti, i miglioramenti maggiori con
l'allenamento si ottengono in soggetti decondizionati (37). Da questi
iniziali rilievi, per meglio osservare le modificazioni dell'efficienza
fisica, cardiocircolatoria e della composizione corporea nel tempo,
è nata l'idea di organizzare uno studio longitudinale della
durata di cinque anni sull'intero ciclo della scuola elementare. SCOPO
DELLA RICERCA Scopo del presente lavoro è quello di
osservare nel tempo l'effetto sulle capacità motorie e
sull'efficienza fisica di un programma di attività motoria,
guidato da insegnanti di educazione fisica coadiuvati dall'insegnante
della scuola elementare e pianificato secondo gli obiettivi didattici
contenuti nei programmi ministeriali del 1985, di tre ore la settimana
in bambini di entrambi i sessi dai 6 ai 10 anni. METODI E STRUMENTI
Sono stati presi in considerazione nell'anno scolastico 1995-96 circa
400 soggetti di sesso maschile e femminile, appartenenti a quattro
classi per ogni livello di due scuole elementari di Torino. Le classi
sono state divise, in modo randomizzato, in modo tale che in una stessa
scuola una ha seguito il programma tradizionale (gruppo di controllo:
GC) ed una è stata organizzata per effettuare un'ora di
attività motoria di base per tre volte alla settimana a
giorni alterni, sotto la guida di un insegnante di educazione fisica
coadiuvato dalla maestra della classe (gruppo sperimentale: GS). Lo
studio è iniziato nell'anno scolastico 1995-96 ed
è proseguito negli anni 96-97 e 97-98 con i soggetti
mantenuti sempre nello stesso gruppo. Abbiamo formato 3 sottogruppi
ognuno contenente gli stessi soggetti studiati longitudinalmente in 6
controlli successivi eseguiti all'inizio ed alla fine di ogni anno
scolastico (ottobre '95, giugno '96, ottobre '96, maggio '97, ottobre
'97 e giugno '98). Il primo sottogruppo contiene quindi i soggetti che
all'inizio della ricerca hanno frequentato la prima classe e nei due
anni
successivi la seconda e la terza elementare (SG1), il secondo e terzo
sottogruppo comprendono rispettivamente i soggetti che hanno
frequentato nel triennio la 2a, 3a e 4a elementare (SG2), e la 3a, 4a e
5a elementare (SG3). Dopo essere stati sottoposti ad un controllo
medico generale per valutare lo stato di salute i soggetti hanno
eseguito due batterie di test, in laboratorio presso l'Istituto di
Medicina dello sport CONI-FMSI di Torino e sul campo presso le palestre
delle scuole. Le misure antropometriche hanno compreso oltre al peso ed
alla statura il rilievo delle pliche sottocutanee a livello bicipitale,
tricipitale, sottoscapolare e sovrailiaca con plicometro di Lange
secondo la tecnica standardizzata (13). La percentuale di tessuto
adiposo è stata valutata utilizzando i dati plicometrici
secondo la metodica di Lohman (14) elaborando la somma delle pliche
tricipitale e sottoscapolare. La mobilità articolare delle
spalle in estensione, del tronco in flessione e delle anche in
adduzione è stata rilevata con test specifici,
già altrove descritti (15). La forza muscolare è
stata valutata con metodo isometrico. E' stata determinata la forza
isometrica volontaria massima (FIVM) dei muscoli di pressione della
mano destra e sinistra, degli estensori del tronco e degli estensori
del ginocchio destro e sinistro secondo metodo standardizzato (15). Per
determinare l'efficienza dell'apparato cardiocircolatorio è
stato utilizzato lo step-test di Harvard modificato. Abbiamo fatto uso
di un gradino di 30 cm per i soggetti di la e 2a elementare, aumentato
a 35 cm per le classi successive. La prova è durata 3
minuti, al termine dei quali è stata registrata la frequenza
cardiaca nella fase di recupero per il calcolo dell'indice di Harvard
(I.H.) (15). I test da campo sono stati eseguiti sotto la guida degli
insegnanti di educazione fisica ed hanno compreso le seguenti prove:
salto in lungo da fermo, salto in alto da fermo, lancio della palla
medica (1 kg per la e 2a, 2 kg per le altre classi), corsa di
velocità sui 30 meri con partenza da fermo, corsa a navetta
(4 x 9 m), circuito di destrezza. La tecnica di esecuzione è
quella descritta da Merni e Carbonaro (16). Ogni test è
stato ripetuto tre volte tranne i test di corsa a navetta e il circuito
di destrezza che, dopo essere stati provati, sono stati eseguiti una
sola volta. Nelle prove che sono state ripetute è stato
preso in considerazione il valore medio. Per la valutazione statistica
delle differenze fra i vari gruppi è stata utilizzata
l'analisi della varianza. In caso di significatività del
valore F le differenze fra i vari sottogruppi sono state valutate con
il test q di Student-Newman-Keul RISULTATI La scelta iniziale dei
gruppi GC e GS in ognuno dei tre sottogruppi è stata fatta
in modo casuale in ciascuna delle scuole elementari che hanno
collaborato allo studio e l'analisi statistica ha evidenziato come
nella prima valutazione (ottobre '95) non vi fossero differenze
significative fra i due gruppi in nessuno dei parametri analizzati.
L'analisi multivariata su tutti i dati del primo controllo ha
evidenziato una correlazione significativa dell'età, oltre
che naturalmente con i parametri antropometrici, con la forza muscolare
e tutti i test da campo. L'analisi delle componenti principali (PCA)
mette in rilievo come oltre a questo primo e più importante
fattore sia possibile identificarne almeno altri tre distinti. Un
secondo fattore è costituito infatti dalle pliche cutanee e
cioè dal tessuto adiposo, un terzo dalla mobilità
articolare ed un quarto fattore dall'indice di Harvard e
cioè dall'adattamento allo sforzo dell'apparato
cardiocircolatorio. Questi quattro fattori spiegano il 71% della
variabilità. Tenuto conto di questi dati per ridurre il
numero di parametri abbiamo quindi calcolato un indice di forza dato
dalla somma delle misure dei flessori della mano (media del valore di
destra e sinistra), estensori della colonna ed estensori del ginocchio
(media del valore dei muscoli della coscia destra e sinistra). Per
semplificare la presentazione dei dati abbiamo preso dapprima in
considerazione solo i soggetti di cui fossero disponibili i valori
almeno dei primi due e degli ultimi due controlli effettuati. Quindi i
soggetti disponibili nel gruppo sperimentale sono risultati 28, 20 e 24
rispettivamente nei tre sottogruppi (SGI, SG2, SG3) e quelli del gruppo
di controllo 24 , 15 e 31, per un totale di 72 in GS e di 70 in GC. Gli
incrementi di peso e di statura sono percentualmente simili in tutti i
sottogruppi e pari al 40% ed al 13% circa del valore iniziale
rispettivamente. Le identificazioni delle pliche sottocutanee sono
disuniformi e mediamente corrispondono al 44% nel gruppo GC
(variabilità da un minimo di 21 ed un massimo del 62% nei
diversi sottogruppi) e del 25% in GS (variabilità da 11% a
44% nei sottogruppi).Analogamente il tessuto adiposo ha presentato
incrementi medi rispettivamente del 33 e 18%. L'indice di forza
è risultato variare uniformemente nei sottogruppi. In media
l'incremento è stato però del 49% in GC e 66% in
GS. Analizzando i singoli gruppi muscolari non si evidenzia una
prevalenza dell'uno sugli altri. La flessibilità delle
spalle si riduce in tutti i sottogruppi tranne che nei soggetti di
la-3a elementare nel gruppo GS. Mediamente la riduzione è
del 22% in GC e del 6% in GS. La flessibilità del tronco
peggiora nel sottogruppo di 2a-4a classe del GC e migliora in tutti gli
altri. La flessibilità delle anche evidenzia in media un
peggioramento del 8% sia in GC che GS. La frequenza cardiaca massima
durante il test di Harvard tende ad incrementare in GS mentre l'indice
del test evidenzia un miglioramento di circa il 6% in GS ed
è invariato in GC. Eccettuato che per il salto in lungo,
percentualmente i miglioramenti sono risultati più evidenti
in GS. Gli incrementi maggiori sono evidenziabili nei salti in alto ed
in lungo (40% circa) e quelli minori nei test a navetta 9% in GC e 13%
in GS. Si può osservare in generale che con l'aumento dei
valori assoluti con l'età si riduce il miglioramento
percentuale. Per analizzare l'andamento longitudinale negli anni dei
parametri considerati abbiamo preso in considerazione solo i soggetti
di cui fossero disponibili i valori a tutti i controlli effettuati.
Quindi i soggetti disponibili nel gruppo sperimentale sono risultati
28, 20 e 22 rispettivamente nei tre sottogruppi (SGI, SG2, SG3) e
quelli del gruppo di controllo 22, 13 e 27, per un totale di 70 in GS e
di 62 in GC. Per studiare la curva di crescita abbiamo dapprima
calcolato per ogni soggetto i parametri della retta di regressione nel
tempo considerando uno il primo controllo e così via sino a
sei per l'ultimo. Abbiamo anche preso in considerazione un indice dato
dalla differenza fra valore finale e iniziale. Studiando nell'ambito di
ogni gruppo il comportamento della regressione nei tre sottogruppi non
abbiamo rilevato delle differenze sistematiche significative sia per
quanto riguarda la pendenza della retta che la differenza fra valore
finale ed iniziale, abbiamo pertanto ritenuto di poter fondere assieme
i tre sottogruppi per analizzare le differenze complessive fra GC e GS,
semplificando la presentazione dei risultati. Per i test di laboratorio
abbiamo rilevato incrementi finali significativamente diversi a
P<0,05 per quanto riguarda l'I.H. e a P<0,01 per la forza
muscolare mentre i coefficienti angolari delle rette di regressione
sono risultati simili. Nell'ambito dei test da campo le differenze fra
valori finali ed iniziali sono risultate significative a favore del
gruppo GS per tutti i test eccettuato il salto in lungo da fermo. Per
il lancio della palla medica è risultato significativamente
maggiore anche il coefficiente angolare della retta di regressione. Per
capire meglio questi dati ed in particolare la mancanza di
significatività dei coefficienti angolari in rapporto alla
differenza valore finale ed iniziale abbiamo analizzato le differenze
di prestazione tra test successivi. Abbiamo considerato le variazioni
invece dei valori assoluti per ridurre la variabilità fra i
soggetti dei tre sottogruppi dovuta all'età. Il peso
corporeo aumenta in modo simile fra i diversi controlli sia nel gruppo
GS che GC analogamente alla percentuale di tessuto adiposo. La somma
delle 4 pliche sottocutanee tende ad evidenziare più
spiccatamente nel gruppo GS una riduzione durante il periodo scolastico
ed un aumento nel periodo estivo. Comportamento analogo per quanto
riguarda la forza muscolare è presente nei soggetti di GS,
cioè gli incrementi sono significativamente maggiori nel
periodo scolastico con la pratica di attività motoria
guidata. In GC invece l'incremento, fra i vari periodi, di misura non
è risultato significativamente diverso. La
flessibilità delle spalle pur presentando un risultato
finale migliore nel gruppo GS non evidenzia un andamento particolare ma
i valori appaiono aumentare e diminuire a caso nei due gruppi. La
mobilità del tronco presenta invece valori finali analoghi
in GC e GS ma il gruppo GS evidenzia un andamento stagionale. I valori
migliorano durante il periodo scolastico e peggiorano nel periodo
estivo. Le modificazioni della frequenza cardiaca massima sotto sforzo
durante il test di Harvard e dell'indice del test fra i diversi
controlli non presentano significative differenze, anche se i valori
finali rispetto a quelli iniziali sono migliori nel gruppo GS come
abbiamo già sottolineato. Tutti i test da campo presentano
invece un comportamento diverso fra i bambini dei due gruppi. Nel
gruppo GC le modificazioni fra controlli successivi non sono
significativamente diverse, tranne alcuni casi saltuari. Nel gruppo GS
possiamo rilevare invece un comportamento caratteristico che abbiamo
già segnalato per altri parametri. Nel periodo scolastico
gli incrementi di prestazione sono significativamente maggiori rispetto
al periodo estivo, dove si evidenziano addirittura peggioramenti del
risultato dei test. Nel caso del salto in lungo, lancio della palla e
circuito di destrezza gli incrementi di prestazione durante l'anno
scolastico appaiono ridursi con l'aumentare dell'età (i
valori del lancio della palla si riferiscono solo ai soggetti che hanno
lanciato sempre la palla da 2 kg). Per quasi tutti i test da campo
l'incremento maggiore si è verificato fra il primo ed il
secondo controllo. DISCUSSIONE E CONCLUSIONI Lo studio dell'influenza
dell'attività motoria sulle doti funzionari del bambino non
può non tenere conto del fatto che si tratta di soggetti in
accrescimento, quindi in fase di naturale evoluzione con la
modificazione dei parametri antropometrici, e che la ripetizione di
test in cui siano implicati aspetti di coordinazione neuro-motoria
può determinare di per se stessa miglioramenti della
prestazione. Quest'ultimo è probabilmente il motivo del
fatto che gli incrementi maggiori sono stati evidenziati fra il primo
ed il secondo test. Per questo è stato indispensabile
utilizzare un gruppo di controllo, anche se questo ha creato dapprima
malumore nelle famiglie degli allievi assegnati a questo gruppo, che si
sono sentite trascurate ed oggetto di speculazione scientifica. In un
tempo successivo queste stesse famiglie hanno però preso
coscienza dell'importanza dell'attività motoria a
complemento dell'attività di studio e sollecitato
conseguentemente le maestre ad applicare alla regola il programma della
scuola elementare, che comporta due ore alla settimana dedicate
all'esercizio fisico. Quella che precedentemente era
un'attività trascurata e saltuaria è diventata
sistematica, per cui il confronto è veramente tra un gruppo
sperimentale che ha fatto attività fisica tre ore alla
settimana sotto la guida di un insegnante di educazione fisica
coadiuvato dalla maestra di classe ed un gruppo di controllo che ha
fatto attività due ore alla settimana sotto la guida della
maestra. L'analisi multivariata ha indicato chiaramente come alcune
prestazioni siano influenzate dall'età. Insieme alle misure
antropometriche vi è un naturale incremento della forza
muscolare e delle prestazioni neuro-motorie connesse con i salti, i
lanci, la corsa libera e complicata da movimenti complessi che
compongono un circuito di destrezza. Nell'ambito dell'età
della scuola elementare non abbiamo invece rilevato correlazioni
significative della percentuale di tessuto adiposo, della
mobilità articolare di spalle, tronco ed anche, della
risposta cardiocircolatoria allo sforzo come frequenza massima
raggiunta e velocità della fase di recupero. Nel controllo
longitudinale ci si aspetta quindi delle modificazioni più
importanti perché accentuate dalla crescita corporea dei
primi parametri e modificazioni minori negli ultimi, come abbiamo
potuto verificare in entrambi i gruppi studiati. Per quanto riguarda le
modificazioni nel tempo non abbiamo riscontrato un comportamento
caratteristico in funzione di gruppi di età considerati ,
cioè la-3a classe, 2a-4a e 3a-5a, il che ci ha permesso di
considerare assieme tutti i soggetti. Poiché i valori
assoluti sono maggiori nei soggetti di età superiore per
ridurre la variabilità entro i campioni abbiamo considerato
ed analizzato statisticamente le differenze fra misure successive.
Questo ha permesso di verificare come in corrispondenza di una crescita
staturo-ponderale analoga il gruppo sperimentale ha evidenziato
modificazioni significative rispetto al gruppo di controllo della
maggior parte dei parametri studiati, quale effetto diretto
dell'attività motoria svolta. Fra i parametri non
influenzati significativamente dalle tre ore settimanali di esercizio
fisico vi è la composizione corporea. In entrambi i gruppi
con un'ampia variabilità, che non permette di raggiungere la
significativi statistica, la somma delle pliche sottocutanee tende ad
aumentare e così il tessuto adiposo ricavato dalle pliche
tricipitale e sottoscapolare. Questo dato è in accordo con
la tendenza generale segnalata nei paesi industrializzati dell'aumento
del sovrappeso già nella popolazione giovanile. Infatti la
popolazione da noi valutata risulta avere una percentuale di tessuto
adiposo che va ben oltre i valori medio normali indicati da Parizkova e
al. (24, 25) alcuni anni fa. Questo risultato ancorché
parziale merita di essere considerato con attenzione. Si potrebbe, ad
esempio, usufruire dell'occasione dell'attività motoria per
cercare, con la collaborazione degli insegnanti di educazione fisica,
di diffondere la conoscenza di alcune importanti norme di igiene
alimentare, nell'intento di adeguare l'apporto calorico giornaliero al
reale dispendio energetico. Già aumentare il dispendio
dovrebbe avere effetti positivi. Osservando le modificazioni specie nel
gruppo sperimentale fra i vari controlli si rileva infatti come le
piche tendano a diminuire durante l'anno scolastico ed aumentare nel
periodo estivo. Quindi anche solo il dispendio, non eccezionale,
dell'attività motoria proposta può avere
influenze positive, ulteriormente supportate da eventuale incremento
dell'attività ludico-sportiva nel tempo libero, anche nel
periodo estivo. Nel caso in cui esistano eccessive
difficoltà nell'organizzare questa attività
l'alternativa è chiaramente solo una riduzione dell'apporto
calorico, scegliendo cibi con basso valore calorico. Non risultano
inoltre influenzate, almeno come risultato globale, dalle 3 ore di
attività motoria la mobilità dei tronco e delle
anche e il salto in lungo da fermo. Anche in questo caso se guardiamo
ai risultati parziali risulta evidente che sul risultato finale
influiscono miglioramenti durante l'anno scolastico e peggioramenti
durante il periodo estivo. Pertanto effettivamente possiamo affermare
che i soli parametri che abbiamo analizzato non influenzati
dall'attività motoria sistematica di 3 ore alla settimana
sono il peso e la statura. L'indice di Harvard, espressione della
capacità di adattamento allo sforzo dell'apparato
cardiocircolatorio evidenzia effetti significativi solo globali come
differenza fra valori finali ed iniziali dopo 3 anni. In
realtà la variazione nel gruppo sperimentale anche se
significativa è minima. L'attività svolta non
prevedeva uno specifico allenamento delle doti aerobiche e quindi
questo risultato potrebbe dipendere da una migliore coordinazione
nell'esecuzione della prova, e quindi da un miglior rendimento
energetico. In questo caso avremmo dovuto evidenziare anche una
riduzione della frequenza cardiaca durante il test, mentre nel nostro
caso la frequenza non varia anzi tende ad aumentare. Si può
sostenere pertanto un effetto diretto condizionante seppur minimo
dell'attività svolta anche sull'apparato cardiocircolatorio.
Un miglioramento funzionale più consistente dell'apparato
cardiocircolatorio e di trasporto dell'ossigeno ai tessuti potrebbe
essere ottenuto variando il programma di attività motoria,
ovvero utilizzare il tempo disponibile per un'educazione
all'attività fisica che possa completarsi in tempi e luoghi
al di fuori della scuola. E' stato dimostrato infatti da Shephard (31)
come per ottenere miglioramenti nel consumo di ossigeno in bambini
dagli 8 ai 10 anni sia necessaria almeno un'ora al giorno di
attività motoria che comporti, non continuativamente, un
totale di circa 20 min. con frequenza cardiaca superiore al 70% della
frequenza massima. Le modificazioni più consistenti dovute
all'attività svolta si evidenziano nella forza muscolare e
nei test da campo, dove osserviamo nel gruppo GC un aumento progressivo
delle prestazioni, legato all'accrescimento, che non subisce un
evidente influsso dalle stagioni dell'anno, anche se l'incremento della
statura appare più evidente nel periodo estivo. Nel gruppo
sperimentale si osserva invece un aumento più accentuato fra
l'inizio e la fine dell'anno scolastico, legato quindi
all'attività motoria svolta 3 ore alla settimana sotto la
guida di un insegnante di educazione fisica. Nel periodo estivo
l'incremento è significativamente minore per la forza
isometrica ed i test da campo evidenziano addirittura un peggioramento.
Questo fatto deve fare ritenere che l'attività motoria
sistematica anche solo di 3 ore alla settimana migliora le
capacità neuro-motorie dei bambini dai 6 ai 10 anni, con un
vero e proprio effetto allenante. Le modificazioni sono in stretta
dipendenza con lo stimolo, infatti quando questo cessa nel periodo
estivo esse tendono a regredire. Per il salto in lungo questa
regressione è tale da riportare i soggetti a livello del
gruppo GC. Ma per tutti gli altri test il gruppo sperimentale conserva
un vantaggio che viene incrementato dalla successiva
attività durante l'anno scolastico. Questo tipo di
comportamento, cioè tendenza alla riduzione delle
prestazioni nel periodo estivo per mancanza di stimoli specifici, era
già stato osservato da Astrand e Rodhal (37). Lo stile di
vita dei bambini durante il ciclo della scuola elementare sembrerebbe
dunque insufficiente ad uno adeguato stimolo motorio in questa
importante fase evolutiva. In particolare è necessario
osservare che i vantaggi ottenuti con l'attività motoria non
sono definitivi, ma come ogni condizione di migliore efficienza
funzionale deve essere mantenuta con opportuni richiami. In caso
contrario i soggetti sì riallineano al normale sviluppo
funzionale in un periodo anche solo di 4 mesi, come osservato per il
salto in lungo da fermo. Questo comportamento dei salto in lungo
è da mettere in relazione con i valori più
elevati di prestazione iniziale del gruppo GS, per cui l'incremento nel
periodo considerato è analogo al gruppo GC ma i valori di
prestazione assoluta sono superiori in GS. D'altra parte
l'attività motoria svolta non è un allenamento
specifico di determinate prestazioni atletiche e il miglioramento che
potrà fornire alle prestazioni non può non avere
un limite superiore, che appare avvicinato dai bambini del gruppo GS
nel caso dei salto in lungo, mentre questa situazione non si
è ancora verificata per le altre prestazioni. Gli ulteriori
due anni previsti dallo studio longitudinale ci potranno fornire
indicazioni a questo proposito. Sarà anche opportuno,
tenendo conto di alcune delle indicazioni che abbiamo raccolto, che
l'insegnante di educazione fisica fornisca indicazioni sul corretto
comportamento alimentare e motorio da attuarsi anche al di fuori della
scuola. Solo in questo modo riteniamo possibile incidere più
profondamente sulla composizione corporea ed in particolare sulla
percentuale di tessuto adiposo e sul miglioramento della funzione
dell'apparato cardiocircolatorio, nel breve e nel lungo periodo,
influendo così su alcuni fattori di rischio per malattie che
possono svilupparsi nell'età adulta.
BIBLIOGRAFIA